Agosto 5, 2026
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Tobimaro e la volpe dalle nove code è un capolavoro dell’animazione nipponica, ma oggi è un lungometraggio fantasma, introvabile.

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Alcune opere, nel corso del tempo, riescono a diventae leggenda non tanto per il loro valore artistico, quanto perché sembrano svanire nel nulla. Tobimaro e la volpe dalle nove code appartiene senza dubbio a questa categoria. Il suo vero titolo è Sesshōseki: Kyūbi no Kitsune to Tobimaru (1968), diretto da Shin’ichi Yagi, ed è probabilmente uno dei più grandi lost media dell’animazione giapponese in Italia.

Per gli appassionati di anime d’epoca, la sua esistenza rappresenta da decenni un autentico rompicapo: trasmesso una sola volta dalla Rai nel febbraio del 1972, mai distribuito in home video, mai replicato e praticamente sparito dalla circolazione.

Un anime arrivato troppo presto

Il film andò in onda il 9 febbraio 1972 alle 17:45 all’interno della fascia della TV dei Ragazzi del Programma Nazionale (l’attuale Rai 1). In un’epoca in cui gli anime erano ancora una rarità assoluta nel nostro Paese, la Rai propose questo insolito lungometraggio fantasy derivante dalla leggenda giapponese di Tamamo-no-Mae, la donna posseduta dalla mitica volpe a nove code, animale magico della mitologia giapponese divenuto famoso a livello internazionale anche grazie ad anime come Naruto.

Il titolo italiano riportato nei palinsesti era semplicemente La volpe con nove code, anche se oggi molti appassionati preferiscono chiamarlo Tobimaro e la volpe dalle nove code, per mettere in risalto il protagonista della vicenda.

La trama

La storia prende spunto da una delle più celebri leggende del folklore giapponese.

La bellissima Tamamo, in realtà incarnazione della malvagia Volpe dalle nove code, utilizza i suoi poteri soprannaturali per diffondere morte e distruzione. A innamorarsi di lei è però il giovane pescatore Tobimaro, convinto che Tamamo sia una ragazza umana.

Il giovane dovrà affrontare un grande shock quando scoprirà la vera natura della giovane. Tobimaro però non è solo un semplice pescatore, ma anche un valoroso guerriero. Alla fine impugnerà una spada sacra e affronterà il terribile demone-volpe. Lo scontro condurrà a un finale malinconico e tragico, molto distante dagli standard dell’animazione per ragazzi occidentale dell’epoca.

Le scene censurate dalla Rai

Proprio il tono cupo del film convinse la Rai a intervenire pesantemente sul montaggio.

Diverse sequenze considerate troppo violente o spaventose vennero eliminate prima della trasmissione italiana. Una decisione che oggi può sembrare curiosa, ma che all’inizio degli anni Settanta era perfettamente in linea con la televisione pubblica italiana.

La cosa sorprendente è che quelle stesse scene ricomparvero poco tempo dopo durante una puntata del programma Spazio – Il settimanale dei più giovani, condotto da Enza Sampò e curato da Mario Maffucci.

Nel corso della trasmissione, dedicata al tema della violenza nei fumetti e nei cartoni animati, furono mostrati proprio gli spezzoni censurati del film, lasciati senza doppiaggio italiano e accompagnati soltanto dalla colonna sonora originale. Le immagini vennero poi commentate in studio insieme allo scrittore Sebastiano Fusco, allo psicologo Gianni Casadio e a un gruppo di ragazzi, in un interessante dibattito sul rapporto tra animazione e violenza.

Paradossalmente, oggi quella puntata di Spazio costituisce una delle testimonianze più preziose dell’edizione italiana del film.

Il grande mistero della copia italiana

Da oltre cinquant’anni gli appassionati cercano di capire che fine abbia fatto la versione italiana.

L’ipotesi più accreditata è che una copia doppiata sia ancora conservata nelle teche Rai, anche se non risulta disponibile al pubblico né è mai stata riproposta. Si tratta però di una supposizione basata su quanto normalmente avveniva con il materiale televisivo dell’epoca: non esistono conferme ufficiali che la copia sia effettivamente consultabile oggi.

Negli anni è circolata anche la voce secondo cui una seconda copia italiana sarebbe nelle mani di un noto critico cinematografico. Tuttavia, questa informazione non è mai stata verificata pubblicamente e non emergono fonti affidabili che consentano di identificarne il presunto possessore. Per correttezza, è quindi opportuno considerarla una voce non confermata.

La lunga ricerca degli appassionati di 80’s Otaku

Gran parte delle informazioni oggi disponibili sul film si devono alla passione degli utenti del forum 80’s Otaku.

Per anni i membri della comunità hanno incrociato palinsesti Rai, Radiocorriere, testimonianze e archivi internazionali nel tentativo di rintracciare una copia del lungometraggio.

La svolta è arrivata grazie alle ricerche della giornalista Paola Lucchesi, che è riuscita a individuare una copia in pellicola da 35 mm conservata presso il Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive (BAMPFA) dell’Università della California, in lingua giapponese con sottotitoli inglesi. Il ritrovamento ha finalmente permesso agli studiosi e agli appassionati di rivedere un film che per decenni era stato considerato praticamente scomparso.

La speranza della comunità resta però un’altra: recuperare il doppiaggio italiano del 1972, un documento storico dell’arrivo dell’animazione giapponese nel nostro Paese.

E oggi?

Negli ultimi anni il film sembra essere stato progressivamente riscoperto anche in Giappone, dove era diventato a sua volta un’opera poco conosciuta, tanto da essere soprannominato “il film fantasma”. Questa rinnovata attenzione lascia sperare che possano emergere nuovi materiali e magari una restaurata diffusione dell’opera.

Un vero “Santo Graal” del lost media italiano

Tra tutti gli anime trasmessi dalla Rai negli anni Settanta, Tobimaro e la volpe dalle nove code occupa un posto speciale. Non soltanto perché fu uno dei primissimi film d’animazione giapponese arrivati sugli schermi italiani, ma perché rappresenta perfettamente la vera essenza di un lost media: un’opera di cui conosciamo l’esistenza, la data di trasmissione, perfino la censura subita, ma di cui la versione italiana continua a sfuggire.

Finché una copia doppiata non riemergerà dalle teche Rai o da qualche archivio privato, il film resterà uno dei misteri più affascinanti della televisione italiana e dell’arrivo degli anime nel nostro Paese. Per molti collezionisti e studiosi dell’animazione, ritrovare quel doppiaggio significherebbe recuperare un piccolo ma importantissimo frammento della storia culturale italiana.

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